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Le Ricette di Cucina

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La varietà della cucina, in Sardegna è paragonabile alla varietà dei paesaggi. La gastronomia sarda, infatti, affianca ai sapori del mare i gusti ed i forti aromi delle essenze mediterranee della sua flora, ed offre sia piatti di antica tradizione pastorale e contadina sia di origine marinara, preparati dai pescatori o dalle loro mogli, con le prede della giornata; l'insieme delle ricette rivela anche la predisposizione ad accogliere tradizioni culinarie di antichi invasori e di più recenti popoli dominatori o ospitati, come i catalani ad Alghero o i tabarchini-pegliesi di Carloforte, giunti questi ultimi nell'isola di San Pietro solo al principio del Settecento.
Le tradizioni contadine comprendono un ampio utilizzo dei cereali. Innanzi tutto il pane in tante qualità: il sottile carasau, con l'ottima variante del bissau di Benetutti, il pistoccu del Nuorese (Gennargentu), la spianata o pane di Ozieri (SS), il civraxiu del Campidano di Cagliari, e ancora la pasta dura sia di farina che di semola, chiamata in molti luoghi su cocoi, che viene elaborata in varie forme, e che si consuma in occasioni particolari come Pasqua, Natale, matrimoni o feste di santi protettori, e tantissimi altri tipi.
Tra i primi piatti sono le le minestre a base di cereali (su farri, sa fregula), e a base di verdure, o ancora di pane e brodo, con gli ingredienti che offre la campagna (uova, pomodoro, formaggio); e poi le zuppe, come il famosissimo pane frattau, fatto con pane carasau, sugo di pomodoro e pecorino, e ancora la zuppa gallurese di pane raffermo, brodo e formaggio fresco. Le paste asciutte sono condite prevalentemente con sugo al pomodoro spesso arricchito con salsiccia, o reso particolare dal brodo di carne o addirittura dall'aggiunta di latte e zucchero, come a Dorgali. I formati diversi e tra i più caratteristici troviamo i malloreddus (gnocchetti: letteralmente vitellini) diffusi in tutta l'isola, e i macarrones de busa o macarrones de ungia, tipici della zona di Nuoro e del Logudoro. Per quanto riguarda le paste ripiene, si possono gustare i ravioli chiamati anzelottos, culurgiones o culingiones, con un ripieno che può essere di ricotta e spinaci, di carne, di formaggio fresco con patate e menta, di ricotta e buccia di limone (ravioli galluresi) ecc.; senza dimenticare le panadas, ottimi fondini di pasta di varie dimensioni, con ripieni di carne o di pesce.
L'insularità, pur producendo una cultura marinara solo in poche e ristrette aree, non fa dunque mancare nella cucina sarda il gusto per gli ottimi piatti di pesce, cucinati prevalentemente arrosto o in zuppe: piatti in ogni caso semplici nell'elaborazione e di schietta genuinità. Così i crostacei ed i molluschi, che hanno trovato fin dall'epoca preistorica un posto di riguardo nella gastronomia locale, come dimostrano gli scavi archeologici. Si comincia con l'aragosta, il cui gusto viene esaltato proprio da una preparazione semplice: lessata e poi condita con olio sardo e limone; le cozze olbiesi e le arselle dell'oristanase e del cagliaritano hanno un gusto inimitabile. Il muggine dell'oristanese si cuoce semplicemente a vapore, e si condisce con un'erba profumata.
Dalla cultura pastorale la cucina ha ereditato l'uso della carne; arrosti di agnello, capretto e maialino da latte, detto porcetto, ottenuti con lunghe cotture, sempre con fuoco di legna di leccio, lentischio e corbezzolo. Il sapore de su porcheddu a sa sarda è assolutamente inimitabile. A tale proposito si deve ricordare che la Barbagia sembra essere l'unico posto al mondo dove i maiali hanno il dono della parola. Infatti, quando si organizano gli spuntini, dei quali quelli serali sono in genere rigorosamente riservati agli uomini, l'invito rivolto agli amici suona più o meno così;<<per sabato ho parlato un porcetto; ci vieni?>>: cioè, il maialetto è prenotato presso l'allevatore. L'organizzazione dei pranzi in campagna, dove cucinano i pastori, è ormai diffusissima, soprattutto durante le escursioni in Barbagia, organizzate da hotel e, in particolare, dalle cooperative di escursionismo. I pastori, negli ultimi anni, hanno arricchito la loro produzione di formaggi. Accanto all'ormai famoso pecorino, vengono proposti il fiore sardo, il pecorino pepato, il semicotto, il canestrato, la ricotta; e poi le provole e gli altri formaggi di latte di mucca, oltre ai formaggi caprini, altrettanto inimitabili; ricordiamo, fra gli ultimi, le produzioni di Dorgali e soprattutto di Fonni, dal latte di capre che pascolano nelle incontaminate distese del parco del Gennargentu.
Sono molti i dolci dell'isola che hanno una buona possibilità di trasporto, nel senso che il visitatore può opportunamente acquistarli per fare un ottimo regalo o anche per il proprio consumo. Ricordiamo ad esempio quelli a base di pasta di mandorle e ricoperti di zucchero (Sospiri di Ozieri, gueffus, candelaus, melicheddas), che soddisfano i palati più golosi e spesso stupiscono per la complessa lavorazione. Sempre a base di mandorle, di forma tondeggiante, sono gli amaretti, speciali soprattutto ad Ozieri e ad Oristano, dove troviamo anche i mustaccioli. Ma tra i dolci da forno non si può fare a meno di ricordare i papassini, diffusi ovunque, i biscotti e le casadinas di nuoro, Oliena, Dorgali, Orosei, Fonno e Galtellì.
E ancora il pane 'e sapa di Orgosolo, l'aranzada nuorese, i dolcetti di miele e mandorle di Oliena, a forma di cuoricini, ed ancora il torrone dei centri di montagna del Gennargentu. Nell'elenco dei dolci è d'obbligo inserire il più famoso e richiesto nei ristoranti, ma prodotto anche nei negozi di pasta fresca di tutti i centri principali dell'isola; originario della Barbagia, è la seada o sebadas: sorta di grosso raviolo tondeggiante, che racchiude del formaggio pecorino fresco e filante, aromatizzato dalla buccia d'arancia o limone; si consuma fritta e condita con miele. Altra specialità, in corso di rapida diffusione, è la ricotta al mirto e miele, servita fredda e condita con liquore di mirto sardo.
La Sardegna viene spesso definita "vigneto in mezzo al mare", per ricordare che la sua tradizione vitivinicola affonda le sue radici nella storia. La produzione non è tanto copiosa quanto di alta qualità, con vini di pregio che hanno dalla loro parte il clima e la natura in genere, oltre all'utilizzo sapiente delle mani dell'uomo e delle tecnologie enologiche d'avanguardia, applicate in importanti aziende consorziate (le cantine sociali) o private. In questa sede non possiamo che dare un breve ed incompleto elenco: Nuragus di Cagliari, il Vermentino di Gallura, il Cannonau di Sardegna, il Monica, il Carignano del Sulcis, il Campidano di Terralba, il Mandrolisai, la Vernaccia di oristano, la Malvasia, il Moscato, il Girò di Cagliari, il Nasco, ecc.

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